

Spesso ci è capitato di fissare delle immagini o delle riprese video che ritraggono le barriere coralline in cui, come nelle zone delle creste dei reefs, risultano una grande quantità ed una grande varietà di coralli, sia duri che molli. Proprio la caratteristica identificata come “varietà” è quella che ci deve far riflettere.
Poniamoci una domanda. Ma tutti quei coralli diversi l’uno dall’altro, ammassati, avvinghiati, con i loro rami intrecciati, non si danno fastidio?
In effetti sui reefs la biodiversità è in un certo modo equilibrata, nel senso che difficilmente si trovano zone prettamente dominate da una sola specie di corallo, capita di sopraffare o essere sopraffatti prima o poi. Questo è un po’ come un “controllore” che regola le varie specie in ambiente reef, la natura ci mette lo zampino.
La lotta per il guadagno dello spazio avviene principalmente sotto tre aspetti ben conosciuti dai biologi studiosi di coralli e cioè, crescita veloce, apparati di difesa/offesa e attraverso il rilascio di sostanze urticanti in acqua (alleopatia).
Il primo aspetto si basa principalmente sullo sviluppo della colonia, in particolar modo riguarda i coralli con alghe simbionti, zooxantellati. La crescita veloce di un corallo provoca “zone d’ombra”, privando a chi sta per subire, le scarse condizioni di luce e movimento. Immaginiamo una crescita come quella di Pocillopora spp. che come un ombrello crea ombra filtrando luce e movimento dell’acqua ad altri coralli che si trovano nelle estreme vicinanze. Questo fenomeno spesso è noto anche agli acquariofili, dove vasche ben avviate e con una buona crescita, si ritrovano zone d’ombra che costringono altri invertebrati sessili ad essere spostati in altra zona dell’acquario o a provvedere alla taleazione del corallo che provoca l’ombra. Questo effetto è conosciuto come Overtopping, provocato non solo dai coralli, ma anche da macroalghe ed anemoni in tanti casi.
Il secondo, importantissimo, aspetto di concorrenza è dovuto alle temibili (spesso anche dall’uomo) armi chimiche dei coralli. La mancanza di spazio vitale conduce a vere e proprie guerre chimiche dove chi colpisce per primo, in genere, vince, è tipo il detto di chi picchia per primo, picchia due volte.
Questo aspetto è basato sulla presenza di tentacoli da combattimento e di filamenti mesenterici. I tentacoli li conosciamo, spesso li notiamo estroflessi in particolar modo su LPS durante le ore notturne, al buio, estesi per predare, per cibare il corallo portando la preda verso la cavità orale dell’animale. I tentacoli mesenterici invece non si fanno notare spesso, ma comunque non è difficile individuarli, specie in determinate condizioni. In particolar modo li riscontriamo quando un LPS è troppo vicino ad altro corallo, sia esso SPS, LPS o corallo molle. La presenza di un altro corpo vivo, provoca l’estroflessione di questi apparati. Alle estremità di tentacoli e filamenti mesenterici troviamo, in maniera invisibile ad occhio nudo, delle Nematocisti.
Reefitalia Magazine © 2007 by www.reefitalia.net - All rights reserved - WebDesign by
In dettaglio:
Tutti i coralli sono appartenenti alla famiglia dei Cnidaria o Celenterati (Coelenterata), animali del mondo marino dotati di particolari tentacoli atti a predare e a difendersi.
Predare, ci siamo, dovranno pur cibarsi questi coralli, ma difendersi? Difendersi da chi?
I tentacoli ed i piccoli polipi di tutti i coralli ed anemoni, posseggono delle cellule urticanti dette Cnidociti, che servono a paralizzare qualsiasi animale che vi giunga a contatto. Ovviamente l’effetto dei Cnidociti non sarà lo stesso sulle diverse prede o malcapitati, sia per la “costituzione fisica”, quindi grado di sopportazione dell’urticante di colui che subisce, sia per la specie di corallo che offende. Anche se sono predisposti alla rigenerazione, i Cnidociti, possono offendere una sola volta ma si prenda comunque in considerazione che il numero di questi ultimi in un corallo, è estremamente elevato!
Il sistema dei Cnidociti è oltretutto abbastanza complesso, poiché essi sono composti da particolari ciglia che fungono da percettori, ad esempio quando entrano in contatto con un corpo estraneo. Dette ciglia sono identificate in Cnidociglia che consentono, grazie alla percezione tramite il contatto, l’estroflessione di minuscoli filamenti chiamati Cnidae, questi ultimi, estremamente urticanti. I filamenti, in particolar modo nel caso acquariofilo per la coltura dei coralli duri, sono identificati appunto nelle Nematocisti, anche se poi ne esistono di altri tipi. Le Nematocisti si avvalgono di particolari sacche dette Cnidoblasti che contengono poi il famigerato liquido urticante. Il liquido urticante, agisce come detto, per offendere e predare attraverso tre principali azioni, anestetizza, infiamma e paralizza. Quanto sopra descritto però deve avvenire con il contatto tra le ciglia e corpi che non devono essere inerti, ovvero, si deve provocare una reazione chimica tra le ciglia e qualsiasi corpo “vivo”, pesci, molluschi, crostacei…uomo (e qualcuno lo ha provato sulla propria pelle) e coralli. Si coralli, altri coralli, di altre specie differenti che si toccano.
Nel dettaglio, i filamenti mesenterici, difficili da individuare in condizioni normali, sono degli apparati sottilissimi che in genere si estendono partendo dall’ apparato gastro-vascolare dei singoli polipi. E’ possibile che essi partano anche dal contorno esterno, dal bordo del corallo, specialmente sul versante che dà verso un concorrente per lo spazio. La loro lunghezza, in diverse specie di LPS, supera anche i 15 cm e in alcuni SPS quali Pavona cactus ed Hydnopora, i filamenti mesenterici raggiungono anche, sorprendentemente, 5 cm di lunghezza. Tra gli LPS “pericolosi” che hanno a disposizione efficienti filamenti mesenterici, troviamo, Galaxea fascicularis, Montastrea, Goniastrea, Fungia, Euphyllia, Favia, Favites, Scolimya e Cynarina. Non meno pericolosi, in taluni casi, anche Acropora e Porites che si comportano allo stesso modo di Pavona cactus.
Gli effetti dei filamenti mesenterici sono devastanti, in una notte il corallo malcapitato subisce delle vere e proprie bruciature che trasformano il tessuto in una sorta di poltiglia gelatinosa portata via dalla corrente e lasciando i corallini o lo scheletro scoperto, alla mercè delle alghe e di organismi incrostanti i substrati. Avviene come una sorta di digestione esterna che porta ad una necrosi rapida del tessuto. In molte specie di coralli è irreversibile, bisogna intervenire subito sperando che la parte danneggiata, talenta ed eliminata dal resto della colonia, non proceda verso la rimanente parte buona del tessuto. I filamenti mesenterici sfruttano comunque le correnti d’acqua per raggiungere i vicini.
Il terzo aspetto richiama un po’ il precedente, la tossicità delle sostanze urticanti.
A proposito di apparati di difesa di aspetto chimico, i coralli molli? I soft corals sono dotati di filamenti mesenterici?
La risposta è NO. Non hanno questo genere di apparati ma chimicamente sono molto validi, addirittura più di molti LPS. Il disturbo creato dai coralli molli, in particolare alcionidi quali Sarcophyton, Lobophytum, Sinularia e Xenidi come Xenia e Anthelya, avviene con il rilascio di tossine identificati in Terpenoidi o Sarcophine che rilasciate in acqua, una volta percepita la prossimità di coralli di specie differenti, provocano alleopatia, inibendo la crescita e addirittura l’intossicazione del malcapitato corallo che soccombe. A tale proposito, in un acquario popolato da un mix di coralli molli e duri, è sempre consigliabile mantenere del carbone attivo in sump da cambiare spesso. L’alleopatia è una cosa invisibile e seria ed è opportuno prendere delle precauzioni. Tutto questo dopo aver ovviamente sistemato i coralli a debita distanza, tenendo presente, eventuali tentacoli da combattimento estroflessi, così come i filamenti mesenterici e la crescita degli stessi, onde evitare di veder soccombere un pregiato pezzo del nostro reef casalingo.
Carlo Avallone aka Ocean Drive
Nelle immagini, possiamo vedere un attacco di una Goniastrea ad una Euphillia