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In questo numero abbiamo avuto la disponibilità da parte di  Gregor Hodgson, il direttore di ReefCheck, a concederci un’intervista. Vi ricordiamo che www.reefcheck.org e’ una organizzazione che é nata per monitorare lo stato di salute delle barriere coralline di tutto il mondo e per lo studio di progetti di conservazione e salvaguardia dei reef.
Come specificato anche nell’ intervista, potete aiutare concretamente la causa della salvaguardia del ref firmando la carta dei diritti del reef che potete trovare a questo indirizzo: http://www.reefcheck.org/petition/Italian/petition.php

Vi rendiamo noto che e’ nata da poco anche una sezione italiana di Reefcheck e vi segnaliamo la pagina web

http://francodiving.interfree.it/index.html

INTERVISTA A GREGOR HODGSON:

Buongiorno Greg,
molte grazie per concedere a Reefitalia Magazine questa intervista, lo staff, gli utenti del nostro forum ed i lettori del nostro magazine ne saranno compiaciuti.

R:Grazie a voi per l’opportunità

D: Come hai avuto l’idea di fondare reefcheck?
Spiega anche se c’e’ stato qualcosa di particolare che ti ha dato l’impulso a farlo .



R: Nel 1993 c’e’ stato un grande incontro scientifico a Miami sullo stato della salute dei reef.
Erano presenti 250 tra i migliori scienziati che si occupano dei coralli e dell’ecosistema della barriera corallina..
Per prima cosa ci siamo resi conto che non potevamo dare una risposta alla domanda ”Qual’e’ lo stato di salute dei reef mondiali?”, perché non c’era stato nessuno che avesse pensato ad un sistema per studiare questa problematica.
Diversi scienziati che conoscevano la mia preparazione nel monitoraggio marino mi chiesero di preparare un protocollo,ma che ne potessero fare uso anche i subacquei non professionisti.
Per questo motivo ho preparato il protocollo di ReefCheck di monitoraggio dei reef, poi l’ho fatto controllare da altri scienziati per avere la loro approvazione .
L’abbiamo completato e testato nella ricorrenza del primo anno internazionale del reef nel 1997, facendo il tutto senza fondi, siamo stati capaci di formare dei gruppi in 31 nazioni e siamo stati capaci di sorvegliare più di 350 barriere coralline in tutto il mondo.
Tutti hanno pensato che questa fosse una attività lodevole  e così ci hanno chiesto che continuassimo a farlo tutti gli anni.

D: Qual’e’ la situazione dei reef oggi?

R: Ho pubblicato un lavoro scientifico basato sul rilevamento del 1997 che ha ufficializzato per la prima volta che ”c’e’ una crisi globale delle barriere coralline”.
Da quel giorno ,molti scienziati stanno ancora discutendo di questo fatto.
Dai dati in nostro possesso si e’ dimostrato che non importa quale barriera corallina prendiamo in esame,tutte presentano problematiche dovute a molteplici fattori.

La principale causa e’ da imputare al danno dallo sfruttamento indiscriminato della pesca nelle barriere coralline ed a causa della riduzione del numero dei pesci alghivori si e’ sviluppato uno squilibrio all’ecosistema.

Il primo risultato di questo squilibrio e’ che oggi in molti reef si nota una crescita copiosa delle alghe.
Altri problemi sono l’inquinamento prodotto da acque reflue, la sedimentazione causata dalle attività agricole e dallo sviluppo della silvicoltura nelle coste o l’urbanizzazione delle coste.

Più di recente si e’ presentato il problema del riscaldamento globale e l’acidificazione degli oceani, questi due sono due problemi di notevole importanza.
Nel 1998/99 il riscaldamento degli oceani e’ stato dovuto alla combinazione tra il fenomeno di “el nino” e il riscaldamento globale.

I cambiamenti climatici e il riscaldamento degli oceani hanno stimolato il fenomeno del “bleaching” nei coralli (l’espulsione delle alghe simbiontiche) fino a portarli alla morte.

In alcune zone come alle Maldive, la mortalità ha raggiunto picchi del 90% a circa 60 metri di profondità alla base del reef.

La domanda da porsi e’ come si potranno adeguare i coralli ai cambiamenti climatici? Nessuno lo sa.

Nel 2001 abbiamo pubblicato un rapporto quinquennale per l’incontro mondiale sullo sviluppo sostenibile e stiamo attualmente analizzando i dati di dieci anni di attività.
Sembra che la situazione dei reef si sia stabilizzata negli ultimi anni e che forse potremmo avere un po’ più di tempo per risolvere il problema.

D: Qual’e’ la prima causa dello sfascio dei reef?

R: Come detto sopra lo sfruttamento comportato dalla pesca, ma anche in molte zone la pesca illegale usando veleno ed esplosivi ha un forte impatto ambientale.

D: In quale paese del mondo c’e’ la situazione più grave di degrado del reef?

R: In Jamaica c’e’ probabilmente il peggior esempio di come un intero ecosistema può cambiare in un ventennio dal 1970 al 1990.
La barriera di fronte al ”Discovery Bay Marine Lab” presentava un 85% di coralli vivi,ora ve ne e’ rimasto solo l’1% ed un 80% di alghe.
Possiamo pero dire che l’intera zona caraibica ha sofferto molto durante quel ventennio, basti pensare che al principio l’ A. palmata e l’ A. cervicornis erano molto comuni, invece ora sono nella lista delle specie in via d’estinzione.

D: Quali sono le nazioni che stanno proteggendo al meglio le loro barriere?

R: La repubblica di Palau in Micronesia e’ un’ ottimo esempio di come un paese ha deciso che la propria barriera é di grande importanza per la propria cultura ed economia ed hanno fatto un gran bel lavoro di gestione e di protezione  del reef.
Sfortunatamente però pochi stati hanno un piano di gestione e monitoraggio del proprio reef. Reefcheck sta lavorando duramente per indurre le nazioni ad adottare questi sistemi di monitoraggio e gestione per far in modo  che si possa proteggere al meglio quest’ importantissimo ecosistema.

D: Cosa possono fare le persone comuni concretamente per la barriera corallina?

R: Il 2008 e’ l’anno internazionale delle barriere coralline.
Noi vorremmo incoraggiare le persone comuni ad apprendere maggiormente  quanto le barriere coralline siano importanti,le problematiche che le tangono e il lavoro che fa reefcheck per proteggerle.
In particolar modo anche i non subacquei possono firmare la petizione online sulla dichiarazione dei diritti del reef e se vogliono,possono anche  iscriversi a reefcheck ( www.reefcheck.org  ).
La dichiarazione include la lista delle attività che nello specifico aiuteranno a proteggere le barriere coralline. Già quattro presidenti di diverse nazioni hanno firmato questa dichiarazione e noi inviteremmo anche il primo ministro italiano a firmarla.
Gli snorkeller e i subacquei possono essere istruiti come Reefcheck eco divers e possono partecipare a spedizioni di sorvegliamento delle barriere coralline in tutto il mondo.


D: Pensi che gli acquariofili marini  possano essere un pericolo per  i reef?

R: I coralli ed i pesci sono organismi viventi che crescono e si riproducono. Teoricamente dovremmo essere capaci di prelevare una piccola percentuale degli organismi del reef annualmente e si risistema l’equilibrio di per sé .
Nel futuro,la cosa migliore sarebbe che il commercio di animali attingesse maggiormente dall’acquacoltura piuttosto che dalle catture di esemplari in natura.
Sfortunatamente ,solo il 10% delle specie in commercio al giorno d’oggi possono essere allevati in un programma di acquacultura,per questo reefcheck sta collaborando con acquari pubblici da almeno 10 anni tentando di far si che l’acquariofilia sia più sostenibile.
Ci sono delle relazioni tra il valore dell’educazione sugli acquari casalinghi, il lavoro dei poveri pescatori nei villaggi e il problema di una raccolta insostenibile degli organismi del reef che contribuiscono ai danni al reef.
Reefcheck ha aiutato a progettare un piano di gestione del reef nelle Filippine ed in Indonesia,dove siamo stati capaci di creare nuove zone protette.
In questi casi abbiamo utilizzato la leva della rilevanza economica del commercio degli organismi del reef per far capire il loro valore a questi governi,per far si che si innalzasse il livello di protezione e di gestione dell’opera di raccolta di questi organismi.
Noi abbiamo potuto far questo grazie all’ispezione dei reef,svolgendo analisi e poi raccomandando un certo livello di permessi di catture adottati poi dalle autorità atte a monitorare l’attività della pesca in questi governi.

D:Cosa pensi che possano fare gli acquariofili per la salvaguardia del reef?


R:
1) Non comprare pesci e coralli che e’ noto essere di difficile mantenimento.
   Perché pagare del denaro per un’animale che morirà presto?
2) Cercare di avere le conoscenze adeguate su come mantenere un organismo del reef vivo.
3) Partecipate ai programmi di scambio per animali,specialmente per le talee di coralli
4) Comprare rocce vive ed organismi di acquacoltura  quando e’ possibile.
5) Supportare e sforzarsi di imparare come poter fare acquicoltura di nuove specie.
6) Iscriversi e donare fondi ad organizzazioni come reefcheck che lavorano per proteggere il reef.
7) Firmare la dichiarazione internazionale dei diritti del reef. ( http://www.reefcheck.org/petition/Italian/petition.php )

D: Diversi acquariofili hanno una buona preparazione su come mantenere invertebrati in cattività, pensi che le loro conoscenze possano essere utili in un certo qual modo per comprendere maggiormente l’ecologia del reef?

R:Gli acquariofili marini hanno una gran conoscenza circa l’ecologia del reef.
Ci sarebbe bisogno di una maggior collaborazione tra loro e gli ecologisti su svariati problemi.
Gli aquariofili dovrebbero partecipare maggiormente agli incontri come quello del Simposio internazionale delle barriere coralline e dovrebbero far sentire la loro voce.

D: Pensi che la ricerca in campo acquariofilo sia utile in qualche modo per comprendere meglio la barriera corallina?

R: Assolutamente si, vedi sopra.

D: Sembra che alcuni acquariofili abbiano avuto ottimi successi nella riproduzione di alcuni coralli e di alcune specie di pesci ed altri invertebrati,pensi che possa essere utile?

R: Certamente. Noi abbiamo bisogno di acquariofili che aiutino l’acquacoltura di specie popolanti il reef, in special modo per i pesci ovipari.


D: Da quando hai fondato Reefcheck ad oggi cosa è cambiato nella mentalità della gente?

R: Nel 1997, nei giornali non abbiamo mai visto un articolo riguardante le barriere coralline.
Adesso ne vediamo diversi. Allo stesso tempo,le persone medie che non sono ne acquariofili ne subacquei possono ancora non essere consapevoli dell’importanza delle barriere coralline per la nostra sopravvivenza.
Molti medicinali che sono oggi sul mercato o che sono in via di sperimentazione e che potrebbero salvare la vita dei nostri bambini  sono ricavati da organismi acquatici del reef.
Gli scienziati hanno solo iniziato a graffiare la superficie di questo tesoro genetico.


D: Qual’é il miglior risultato che reefcheck ha ottenuto?

R: In diverse nazioni reefcheck é diventato protagonista del programma di monitoraggio ed ha contribuito alla creazione di diverse aree marine protette che sono state formalmente dichiarate tali dai governi locali.
La ricerca e l’educazione sono fondamentali per questo processo, e noi ci sentiamo soddisfatti quando vediamo che i reef sono ben gestiti e monitorati grazie ai nostri sforzi.
Due esempi possono essere Gilutongan MPA vicino a Cebu nelle Filippine ed a  Soufriere nell’isola di Santa Lucia (Caraibi) .



Intervista e traduzione in italiano a cura di Luca Liboni aka JackKerouac

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For english speaking people, here is the original version : Interview to Mr. Greg Hodgson