
Negli ultimi tempi stiamo notando una forte tendenza circa la realizzazione dei fondi sabbiosi alti, i cosiddetti DSB, acronimo inglese di Deep Sand Bed.
Vorrei però, dopo aver parlato a lungo ormai di questi fondi, ribadire alcune semplici regole e riflettere su alcuni concetti affinché, il DSB, non sia preso in considerazione come una moda per i nostri acquari ma che sia invece considerato seriamente come un qualcosa che vive.
Per vivere dunque deve nascere, crescere e speriamo, prosperare più a lungo possibile, in contraddizione, quest’ultima, con la cosiddetta Old Tank Syndrome, che sicuramente ha colto anche molte vasche BB (senza fondo di sabbia o con pochissima sabbia) con crolli biologici catastrofici.
Tutto ciò che mi accingo a riferire, è tratto da pura esperienza personale e dalla letteratura di grandi “osservatori” e sperimentatori di DSB quali Ronald Shimek ed Anthony Calfo.
Partiamo dalla mia prima esperienza personale, con un nanoreef di 40 lt netti in cui ho utilizzato, per la realizzazione del fondo alto, del semplice Carbonato di Calcio (CaCO3) con una granulometria mista di 600 e 1200 micron fino a raggiungere un’altezza approssimativa di 10 cm.
Ovviamente la prima cosa che si evidenzia con l’uso del Carbonato è il basso costo per l’acquisto dello stesso in confronto alle più indicate sabbie coralline, aragonitiche o oolitiche che solitamente si vendono in sacchetti del peso di circa 14 Kg ad un costo non inferiore ai 33 €, per non parlare di quelle più costose classificate come “sabbia viva” poiché contengono, in speciali sacchetti traspiranti, sabbia ricoperta da un biofilm batterico e parte di microbenthos ancora in vita. Considerando che il Carbonato di Calcio sopraccitato è stato acquistato alla modica cifra di 10€ x 100 Kg, senza calcolare il costo del trasporto se si usa un mezzo proprio, è assolutamente allettante dal punto di vista del portafoglio.
Per quel che mi riguarda, non realizzerò mai più un DSB realizzato con CaCO3 poiché, pur avendo un grosso potere denitrificante, seguendo la regola della giusta altezza, dopo qualche mese si nota una incrostazione superficiale a cui sono stato costretto a compiere delle operazioni manuali affinché non si indurisse la parte superiore e si ottenesse anche un compattamento che non consentisse un regolare rilascio delle bolle d’Azoto (prodotto finale dell’ossidoriduzione) ed un ricircolo dell’acqua da trattare negli strati profondi.
Devo però confessare che l’effetto estetico è molto simile alla Sugar-size e probabilmente anche molto più bianco.
Ad un pH appena inferiore all’8, con sabbie coralline o aragonitiche, si ottiene un effetto denominato Buffer o effetto tampone e cioè, con un pH tendente all’acido, la sabbia comincia a sciogliersi cedendo carbonati in acqua. Questo effetto consente di avere un pH alto e stabile, a livelli sicuri per la vita dei pesci, dei coralli e tutti gli invertebrati e contestualmente vengono rilasciate, oltre al Calcio, numerosi oligoelementi e qualche macroelemento. Ciò non avviene con l’uso del Carbonato, poiché esso comincia a sciogliersi a livelli di pH molto bassi rispetto alla vera sabbia e che sicuramente a quel punto sarà già sopraggiunta la morte per molti animali ospitati, se non per tutti.
Il mio primo DSB, realizzato con CaCO3 nel 2005 in 40 lt nett iin maturazione
Visto dall’alto, con un solo pezzo di roccia viva poggiato su una struttura plastica immersa nella sabbia.
Il lavaggio sabbia e realizzazione del fondo.
L’operazione più antipatica da effettuare per la realizzazione di un DSB è proprio quella iniziale.
Ottenuta la sabbia sugar-size, si deve lavare per eliminare eventuali sostanze che potrebbero creare problemi durante la maturazione. Un metodo vero e proprio non esiste, diciamo che si sono escogitati sistemi di lavaggio che hanno cercato sempre di limitare il danno, ovvero, la perdita di sabbia durante quest’operazione.
La sabbia essendo finissima, facilmente si disperde durante il lavaggio. Il metodo della federa di cuscino è stato quello a cui mi sono affidato. Procuratomi una federa di lino pulita, proprio perché era pulita e profumata di fresco bucato, mi sono dedicato ad un minuzioso lavaggio sotto l’acqua corrente. Una volta lavata in acqua dolce, ho cominciato ad inserirvi la sabbia un po’ per volta, senza esagerare, in quanto avevo previsto il peso della stessa una volta intrisa d’acqua.
Il lavoro è stato abbastanza lungo impiegando un’intera mattinata in giardino vicino la fontanella.
Una bacinella mi è servita per poggiarvi la federa riempita con un po’ di sabbia al cui interno scorreva l’acqua corrente.
La parte superiore della federa era sorretta ed aperta con una mano, mentre l’altra era utilizzata per smuovere vigorosamente la sabbia contenuta. In precedenza, prima di effettuare il lavaggio, avevo preparato la vasca ad accogliere la sabbia lavata e quindi, avevo provveduto a riempire la stessa con acqua salata alla giusta salinità, ottenendo una colonna d’acqua di circa 18-19 cm.
Questa operazione è fondamentale affinché la sabbia inserita in vasca durante il riempimento, si ritrovi in acqua già con gli strati che saranno poi quelli più profondi. Man mano che si inserisce la sabbia, bisogna porre l’attenzione al fatto che non si creino sacche d’aria, è meglio quindi smuovere e mescolare la sabbia già dal primo inserimento. Un errore di molti che allestiscono un DSB è mettere acqua dolce anziché acqua portata alla giusta salinità.
L’operazione del lavaggio quindi terminava con l’inserimento della sabbia che rendeva l’acqua lattiginosa, biancastra per via delle piccolissime particelle sabbiose in sospensione.
A quel punto provvedevo a riempire ¾ della vasca con ulteriore acqua salata ottenendo una soluzione molto simile al latte.
La chiarificazione dell’acqua.
Prima di realizzare la rocciata in vasca, la soluzione più veloce e assolutamente innocua, è quella di creare un passaggio forzato di quanta più acqua possibile della vasca attraverso uno strato di lana di Perlon precedentemente lavata sotto l’acqua calda. Essa si può sistemare in un filtro a zainetto, in un letto fluido o in sump in una zona di passaggio obbligato. La lana di Perlon andrebbe sostituita spessissimo, anche 1-2 volte al giorno, sino a quando l’acqua non sarà chiara e limpida. Potreste notare della schiuma, un addensamento di piccolissime particelle sabbiose che si raggruppano agli angoli e lungo i vetri sul bordo superiore della vasca. Questo accade anche se si ha un pozzetto di tracimazione, non riesce ad andar giù in sump, non viene pescata dal tracimatore, deve essere rimossa manualmente. Non è pericolosa, ma è antiestetica.
La realizzazione della rocciata.
Una volta realizzato il fondo e una volta che avremo l’acqua limpida, giunge il momento di dar sfogo alla fantasia per la realizzazione della rocciata. Il layout deve essere quanto più possibile snello e deve rendere l’idea di una laguna, zona in cui la sabbia domina questa parte del reef. Definiamo la rocciata, più che funzionale dal punto di vista biologico, una necessità estetica e di appoggio per gli invertebrati sessili.
Adesso veniamo al dubbio che in tanti si pongono.
Struttura sottostante le rocce o rocciata che poggia direttamente sulla sabbia?
In verità, se vorreste trovare della letteratura DSB sul web che faccia riferimento a questa risposta, troverete probabilmente e soprattutto dall’America, acquariofili che equamente si dividono per queste due soluzioni.
Nel mio caso, a differenza del piccolo telaio in PVC che realizzai per poggiare una roccia viva sul Carbonato di Calcio del nanoreef, per la vasca più grande ho poggiato le rocce direttamente sulla sabbia.
Considerando che la maggior parte della superficie del fondo sabbioso deve essere libera, l’uso di pochi Kg di roccia viva rispetto ad un Bare Bottom è quasi d’obbligo. Per tale motivo, avendo inserito circa 23 Kg di roccia viva Fiji, non ho ritenuto necessario l’uso del sistema telaio. La conformazione delle rocce vive è importante in questo caso. Le rocce vive che ho inserito in vasca sono rocce con molti punti da sfruttare come appoggio, spuntoni che hanno dato la possibilità all’acqua di circolare sotto il piccolo ammasso di roccia.
Nel caso in cui si dispone di qualche pezzo di roccia viva Heliopora, è l’ideale utilizzarla per la base della rocciata, poiché la sua conformazione lamellare consente un facile passaggio all’acqua.
Ecco quindi che per una vasca “seria”, dopo aver cambiato casa, non ho abbandonato l’idea di realizzare un DSB “a regola d’arte”, ovvero, rispettando le quantità di materiale in rapporto alle dimensioni della vasca e all’altezza del futuro fondo.
Ad oltre un anno di vita, racconto la mia esperienza e le osservazioni sul nuovo DSB di sola sabbia aragonitica in una vasca di 390 lt lordi, popolata poi prevalentemente con SPS e tanti pesci per quello che potrebbe essere il volume netto ospitante.
Dopo aver letto le osservazioni di Shimek, Calfo ed altre esperienze maturate e pubblicate su vari forums, soprattutto nordamericani da parte d’acquariofili comuni, ho proceduto alla realizzazione in senso materiale del fondo per la mia nuova cinque vetri promettendomi di non aver fretta nel popolare il nuovo acquario.
Per ottenere le quantità necessarie di sabbia sugar-sized, mi sono rifatto ad una semplice regola, ovvero, lunghezza della vasca X profondità della vasca X 13 cm (altezza del futuro fondo sabbioso) X il parametro 1,3 = risultato in grammi di sabbia di granulometria Sugar-Sized (che varia dai 500 ai 1200 micron di diametro). La granulometria che varia è importante quale habitat naturale per diversi piccoli animaletti che solitamente vivono nella sabbia.
Nello stesso nanoreef quasi maturo, bolle d’Azoto nel fondo.
Una rocciata semplice per il DSB, pochi kilogrammi sono sufficienti per realizzare un bel layout.
La maturazione e la colonizzazione.
La maturazione necessita di tanta pazienza.
Un DSB, a differenza di un Berlinese, ha bisogno sicuramente di tempi più lunghi. Di seguito il perché.
Io ho sempre distinto la maturazione dalla colonizzazione, ma sono giunto alla conclusione che esse sono strettamente correlate. Per maturazione ho inteso sempre quel periodo durante il quale, come per il Berlinese, la flora batterica si instaura sui e nei substrati rocciosi. Mi esprimo per il solo DSB. Nella sabbia, secondo Ron Shimek, la velocità d’accrescimento batterico è sorprendentemente veloce, velocissima, tanto da crearsi una flora batterica di alcune specie di batteri nel giro di qualche ora. Ovviamente devono esservi le condizioni per questo, a cominciare dal cibo per i batteri stessi e dallo spazio che essi possono impegnare. Attenzione a ciò, perché il sistema biologico che si instaura e che trova il suo equilibrio nel DSB, è la vera chiave per la buona riuscita di un acquario marino di barriera in piena salute e che funzioni in maniera naturale. I batteri sono quelli che consentono la scomposizione di pericolose sostanze azotate, in primis nitrati e fosfati.
Ronald Shimek dice: ”Un veleno prodotto da un organismo, è una sostanza nutriente di un altro”.
In effetti le sostanze in eccesso, i nutrienti che traggono origine dal metabolismo dei pesci, dall’urina e dalle feci degli ospiti del nostro acquario, sono sostanze quali l’idrossido di ammonio che verranno trasformate poi dai batteri.
Per la rimozione dei fosfati invece ci si affida alla microflora benthonica, quelle microalghe che popoleranno lo strato sabbioso, nonostante la scarsa quantità di luce che vi giunge in quegli strati sabbiosi e che assumeranno fosfati come fertilizzante. Le microlaghe dunque saranno cibo per la microfauna e come vedete comincia a delinearsi una sorta di catena alimentare. Le sostanze di rifiuto degli animali più piccoli, saranno il sostentamento per i batteri che provvederanno ai processi dell’ossidoriduzione.
Molti animali popolano un DSB, molti batteri popolano un DSB ed infatti si è stimato che un fondo sabbioso alto, a parità di superficie, ha quattro volte il numero dei batteri presenti sopra e dentro le rocce vive. Tanti microcrostacei e tanti vermi tubicoli sono diffusi inquilini delle diverse profondità della sabbia e ci accorgiamo di ciò anche con la presenza di piccoli tentacoli che affiorano dalla superficie. Mi capita spesso di vedere del cibo granulato per pesci precipitare sul fondo e in pochi istanti i singoli granuli vengono catturati da tantissimi tentacoli. Oltre alle bolle d’azoto si vedono centimetri di gallerie e cunicoli scavati da vermi anellini e vermocani per metà rossi e per metà viola che sono responsabili quotidianamente del continuo movimento di grosse masse di sabbia, creando un rimescolamento continuo anche di decine di volte e che consentono la risalita delle bolle d’Azoto, evitando anche il compattarsi della sabbia che inoltre non consente un afflusso regolare dell’acqua da trattare.
Ecco, fate che queste situazioni avvengano nei vostri DSB in partenza.
Il segreto di un buon DSB sta nel fatto di far riprodurre quanto più possibile e quanto più veloce questi microrganismi. Microcrostacei come anfipodi e copepodi, vermi anellini e vermocani ed altre sorte di animaletti che brulicano in un DSB hanno bisogno di non essere predati nei primi mesi di vita del fondo sabbioso.
Con la mia ultima esperienza, dopo aver lavato la sabbia e aver inserito rocce vive spurgate e senza tracce di sostanze morte, ho ottenuto livelli bassissimi di nutrienti in acqua. Già dai primi giorni i test non rilevavano nitriti e nitrati.
Avevo un piccolo accenno di fosfati che col passare dei giorni e l’inserimento di resine a base ferrosa e del carbone attivo, sono spariti. Non avendo reperito velocemente dei batteri in fiale monouso della Prodibio, mi sono ritrovato a svuotare, all’avvio della vasca, 2 flaconi di Cycle Superfast dell’Askoll. Nei giorni a seguire ero maledettamente tentato dall’inserire qualche pescetto visti i valori, ma non mi sono lasciato ingannare. Notavo a luci spente, usando una torcia elettrica, i vermocani che scendevano dalle rocce verso la sabbia e le rocce insieme alla superficie del fondo, tempestati di copepodi ed anfipodi che correvano a velocità pazzesche. La quantità di questi animali era aumentata solo dopo che cominciavo a far cadere sulla sabbia qualche fiocco o granulo di mangime secco per pesci. Il cibo è sostentamento per questi animali, è energia e più ce n’è di energia, più questi piccoli animali si riproducono in fretta. Se avessi inserito anche un pesce pagliaccio in quel periodo, probabilmente avrei interrotto questa strada verso un ottimale popolamento di microbenthos. Trascorsi tre mesi o poco più, solo dopo una decina di giorni che avevo inserito la prima coppia di Amphirpion regalatami in vasca, al buio non notavo quasi più il microbenthos sui substrati. Sarà stata paura per via della presenza dei pesci onnivori, oppure era la fame di quest’ultimi a farli sparire? Non posso affermare queste cose con certezza assoluta, però questo accadeva dopo circa tre mesi dall’avvio della vasca DSB e solo dopo qualche altro mese, ho cominciato a rivedere il movimento dei microcrostacei. Sono giunto alla conclusione che comunque è meglio evitare di inserire potenziali predatori di questo benthos in vasca anche se sono trascorsi 3-4 mesi. Ron Shimek prevede la fine di un DSB con conseguente crollo biologico solo dopo diversi anni, quando non c’è più modo di rinnovare la popolazione, predata col tempo, della sabbia che è il vero motore.
Microalghe nel DSB, principali assuntori di fosfati.
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Non posso affermare con certezza che è quasi obbligatoria la fioritura delle alghe patinose Diatomee e dei Cianobatteri. Non ho mai somministrato oligoelementi al mio DSB durante la maturazione. I Silicati c’erano solo in principio, forse provenivano dalle rocce nuove o chissà da dove. Oligoelementi freschi sono giunti solo con il primo cambio parziale avvenuto dopo circa 4 mesi. Mai avuto problemi di Cianobatteri sin’ora, fortunatamente, ma si sono però manifestate le Diatomee e delle strane alghe spugnose a forma sferica sulle rocce. Entrambe hanno avuto i mesi contati, dopo circa 3 mesi sono andate via da sole. L’ultimo colpetto di spugna alle alghe patinose brune lo hanno dato le tre lumache Strombus inserite appunto dopo oltre tre mesi. Da allora, mai visto più alghe, a parte un po’ di Valonia, ma quella è tipica delle rocce Fiji probabilmente. Come ultima considerazione per quel che riguarda la maturazione, sconsiglio l’inserimento di zeoliti. Bisogna far lavorare il fondo sabbioso e non questi ultimi.
Bolle d’Azoto e cunicoli scavati dai vermi anellidi nel mio DSB
Un grosso Vermocane sul mio fondo sabbioso.
Il Fotoperido.
Non avendo rocce “zozze”, quindi spurgate e quasi prive di vita a prima vista, come potete notare anche dalle foto sopra, il fotoperiodo è partito solo dopo una settimana dall’inserimento di sabbia e rocce vive. Mi sono servito di una plafoniera T5 con 2x39 Watt bianchi che accendevo per 2 ore die per 10 giorni. Ho gradualmente aumentato di un’ora tale fotoperiodo con il passare di ogni settimana, sino a raggiungere le 8 ore e successivamente montando una HQI da 250 Watt in aggiunta ai 2 neon. Attualmente sono a 9 ore totali di fotoperiodo con 9x39 Watt T5. Posso affermare che in un certo senso bisogna saper valutare quando e quanto dare luce al vostro DSB e soprattutto alle vostre rocce vive, dipende molto dalle condizioni di queste ultime. Ad esempio, se sono rocce prelevate da un’acquario già avviato da tempo, è inutile e controproducente addirittura, dare un periodo di buio totale. Sarà sufficiente partire da subito con un’ora o due di luce al giorno. Questo per non avere perdite di animali e batteri già presenti in esse. La luce è fonte di vita, ricordate sempre questo. A proposito di luce. Adesso che la mia vasca gira da poco più di un anno, ho notato, soprattutto con le diverse intensità di luce a cui è stato sottoposto l’acquario per via del cambio del parco luci, che le bolle d’Azoto si sono moltiplicate in maniera impressionante, ottenendo un esiguo numero di queste solo in zone d’ombra. La luce potrebbe sicuramente agevolare i processi dell’ossidoriduzione.
Il popolamento.
Ecco, i miei primi ospiti, dopo oltre tre mesi sono stati, come dicevo prima, due Amphiprion ocellaris. Oltre all’inserimento di qualche talea di coralli SPS verso il quarto mese di vita del mio nuovo acquario, c’è stato anche l’introduzione di tre lumache Strombus luhuanus. Tutt’ora sono in continuo movimento, con un continuo brucare. La cosa buona di questi “trattori”, che frequentano solo ed esclusivamente la sabbia, è che oltre a pulire lo strato superficiale della sabbia, la smuovono contribuendo a non far compattare la stessa. Attenzione a non eccedere però con il numero degli esemplari. Con la mia vasca, una superficie di 100x66 cm, tre è il numero perfetto.
Personalmente sconsiglio l’introduzione delle lumache Nassarius. Sono troppo voraci e veloci, arrivano sempre prima di tutti e fanno piazza pulita per quello che potrebbe essere cibo per tutti i microabitanti del fondo. Frequentano i primi centimetri di fondo, si insabbiano e spuntano quando c’è presenza di cibo. Per i motivi esposti nell’argomento che trattavo nella colonizzazione del fondo, sarebbe dunque, secondo me sconsigliabile, l’inserimento di questo genere di lumache. Si a granchi Mithrax, si a Lysmata sp. e si a gobidi solo se Salarias fasciatus ed Escensius sp. Attenzione quindi ai ghiozzi come Valenciennea sp. e soprattutto a triglie, ma anche a razze come le Taeniura lymma.
Per il resto, evitate altre forme di animali che solitamente vivono sulla sabbia per predare.
Bellissimi tutti i coralli LPS e le Tridacna. L’effetto scenico è assicurato con Trachyphyllia, Lobophyllia, Fungia, Heliofungia e Catalaphyllia jardineii. No invece ad anemoni, è possibile che il loro piede affondi nella sabbia più del concesso per poi liberare acido solfidrico, letale per tutti gli organismi, ce se ne accorge con un pungente odore di uova marce. Se qualcuno ha la possibilità, uno o più semi di Mangrovia saranno qualcosa di originale, con le loro radici che spunteranno come sottili capillari, ma anche un letto di piante marine Fanerogame ricreerebbe un biotopo eccezionale soprattutto per i pesci ago e i cavallucci marini.
Risultati e considerazioni finali.
A distanza di un anno e qualche mese, devo ritenermi estremamente soddisfatto di come sta evolvendo la mia vasca, nonostante qualche incidente di percorso, dovuto alla mia negligenza, alla distrazione e al cattivo funzionamento di qualche accessorio, ma non dovuti al DSB. Anzi, in casi come questi, se non ci fosse stato il DSB che biologicamente supportava la vasca in momenti critici, non so se avrei potuto scrivere queste righe in suo favore. L’effetto estetico è di gran lunga superiore e naturale rispetto ad Bare Bottom, questo ormai è assodato anche da chi non lo ha ed in tanti sono tentati ad inserire della sabbia per ricreare un DSB in una vasca avviata da tempo, cosa errata per tutti i motivi spiegati nella parte dedicata alla maturazione.
La sabbia riflette la luce che proviene dall’alto e in alcuni casi i coralli ricevono essa anche dal basso. In questo caso ho notato una buona crescita e colorazione soprattutto sulla parte esterna delle Montipora foliosa. La Wellsophyllia che mantengo in vasca per un amico, è stata tra i primi ospiti e tutt’oggi sulla sabbia è uno degli animali che reputo più belli ed in ottima forma, ma tutti gli LPS sembrano gradire molto la sabbia e tutto il resto dei coralli e dei pesci sembra stare in ottima forma, anche se doso pochi oligoelementi poiché il DSB ne cede diversi con sabbie aragonitiche.
Vorrei concludere dicendo che sicuramente sono in contrasto con il modo di pensare di molti acquariofili che hanno anche tanta esperienza, e che descrivendo tutto questo, sono anche consapevole di aver descritto tutto sulla base delle mie esperienze. Se un giorno vorreste realizzare un DSB, ricordate che ci sono poche e semplici regole da seguire, al primo posto la pazienza. Seguite l’evoluzione del fondo, osservate a lungo cosa avviene in esso e qualche volta immaginate anche che tutto quello che vedete tra la sabbia attraverso il vetro frontale dell’acquario, avviene anche al centro del fondo vasca, lì tra miliardi di granuli finissimi di sabbia corallina dove i nostri occhi non possono arrivare.
Attualmente il Vermocane ha raggiunto circa 40 cm di lunghezza, più del doppio di quando fu scattata questa foto.
Un saluto a tutti i lettori di Reefitalia da Carlo Avallone