L’Oodinium in acquario
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Ogni acquariofilo lo teme ogni volta che nella sua vasca introduce nuovi pesci, la parassitosi ad opera di questo protozoo e’ denominata in tutto il mondo dell’acquariologia  come malattia dei puntini bianchi e colpisce principalmente pesci giovani, stressati da con dizioni
di trasporto e di instabilità per quanto riguarda i valori fisico-chimici della vasca ospitante.
In questo articolo descrittivo mi accingo a descrivere con brevi cenni il Phyllum o mondo di appartenenza di questo organismo e le sue caratteristiche , terminando con alcune nozioni sulla sua fisiologia e biologia sino ai possibili trattamenti che si applicano di routine quando si hanno casi di parassitosi in vasca.


I protozoi

Sono organismi unicellulari, formati da una singola unità cellulare che prospera  si nutre e si riproduce in maniera indipendente dalle altre . La cellula che forma il protozoo ha le stesse caratteristiche delle cellule degli organismi più evoluti come l’uomo ed e’ composta dagli stessi organelli che ne garantiscono la sopravvivenza. Nel mondo i protozoi sono presenti in 35000 specie viventi di dimensioni che variano da 5 a 300 µm ( 1 µm = millesima parte di 1 mm) alcuni sono veramente grandi come i foraminiferi che si notano ad occhio nudo.
Tra i protozoi vi sono specie marine, di acqua dolce, terrestri e simbionti. Il termine protozoo ( dal greco protos, “primo” e zoon “ animale”) e’ stato coniato nel 1818 da Goldfuss
Per descrivere il sottogruppo di un vasto insieme di animali conosciuti col nome di zoophyta
( protozoi, spugne, cnidari, rotiferi ed altri).




Classificazione:      

Phyllum o Gruppo
Sarcomastigofophora. Amebe, flagellati e opaline
                 Subphyllum  Mastigophora. Flagellati
                                      Classe Phytomastigophora . Flagellati foto sintetici
                                                Ordine Dinoflagellati. Oodinium
                              Classe Zoomastigophora.     Flagellati non foto sintetici
               
Subphyllum   
Sarcodina. Amebe
                                     
Superclasse  Rhizopoda. Amebe senza guscio, foraminiferi
                             
Superclasse  Actinopoda. Radiolari, eliozoi
               
Subphyllum   
OpalinataOpaline

Phyllum o Gruppo      Labyrithomorpha. Labirintomorfi
Phyllum o Gruppo      Apicomplexa. Gregarine, coccidi
Phyllum o Gruppo       Microspora.   Microsporidi
Phyllum o Gruppo       Ascetosporidi. Ascetospore
Phyllum o Gruppo       Mixozoa. Mixozoi
Phyllum o Gruppo       Ciliophora. Ciliati
               
                 Classe  
KinetofragminophoreaSuttori, ipostomi, gimnostomi ecc.
                
Classe 
Oligohimenophorea. Parameci, peritrichi.
                
Classe  
Polihymerophorea. Peritrichi 



I protozoi eterotrofi si nutrono sfruttando la loro membrana cellulare per diffusione  attiva o passiva dall’esterno all’interno, di sostanze organiche  disciolte sono detti saprobi. Mentre quelli che si nutrono di sostanze solide ( detriti o prede) olozoici.
Alcune specie sono simbionti vivono all’interno o all’esterno di altri viventi.
La modalità di riproduzione dei protozoi segue una via sessuale e una asessuale che nelle forme parassite di questi organismi si alternano in continuazione . La riproduzione per via asessuale avviene per: scissione binaria, scissione multipla, gemmazione. Quella sessuale consente la variabilità’ genetica e perciò non verrà mai perduta ma alternata per garantire la sopravvivenza della specie .

Oodinium

Dietro al nome si celano tre’ specie differenti di questo protozoo  Oodinium ocellatus, O. limneticum, O.pillularis  che nel ramo di classificazione appartengono al subphyllum Flagellati sotto lo stesso ordine dei Dinoflagellati e sono diffusi sia nelle acque dolci, sia nelle acque salate di tutto il mondo O. ocellatum. ( Valerio Zuppo “ Le malattie dei pesci d’acquario”).Identificato per la prima volta da Jacobs 1946 attacca soprattutto individui già indeboliti da condizioni ambientali inadeguate. Talvolta un semplice aumento di temperatura, nitriti ecc. sono in grado di scatenare grandi epidemie che si evidenziano con la comparsa di puntini bianco-grigiastri o un velo che assomiglia a un infarinatura nella fase più acuta che si estende sulla pelle del pesce arrivando nei casi estremi a colpire le branchie. L’attacco del parassita alle branchie spesso non  si manifesta direttamente con segni sulle pinne e sulla pelle ma con una respirazione accelerata a seguire il tipico comportamento che il pesce adotta all’insorgere di questa malattia, ovvero lo sfregamento su rocce o sul fondo . I danni che gli animali subiscono sono di tipo meccanico dovuti alle lesioni riportate nel processo di sfregamento e di tipo metabolico in Quanto il parassita si nutre prelevando materiali organici dal corpo dell’ospite.


Le diverse specie di Oodinium hanno un ciclo cellulare abbastanza complesso che rispecchia quello dei protozoi . Inizia con l’attacco del parassita nella forma natante ( munita di flagelli per il nuoto) al corpo del pesce. In questa fase si aiuta anche con piccole estroflessioni della membrana ad aderire profondamente nel muco mentre il flagello si atrofizza. Il parassita una volta cresciuto raggiunte le dimensioni sufficienti, si stacca dal corpo del pesce e cade sul fondo. Spariscono quindi gli organi debuttati al moto o pseudopodi e un sottile strato di cellulosa ottura il foro occupato dagli organi di attacco  di adesione e alimentazione, la cisti matura diversi giorni. All’ interno della membrana avvengono diverse divisioni cellulari che portano a una crescita di circa 200 piccoli parassiti che alla rottura della membrana si liberano come dinospore ( forme natanti del parassita) con il loro flagelli natanti vanno in cerca di nuovi ospiti se entro le 24 ore no trovano nulla muoiono . La durata di questo ciclo varia a secondo della specie ed ella temperatura da 4 a 9 giorni. Il protozoo colpisce molto più facilmente individui giovani che gli adulti: questi ultimi possono trasportare il parassita come ospite per lunghi periodi nel loro muco senza manifestare sintomi . L’infezione da Oodinium può essere confusa con quella di altri protozoi quali icthyo, Trichodina, Costia . le tre’ specie di oodinium hanno forme diverse e diffusioni diverse , quella di interesse nell’articolo e’ l’oodinium ocellatum che vive nelle acque salate sia temperate che tropicali più grande e arrotondato rispetto le forme di acqua dolce le cui dimensioni sono di 61 µm di lunghezza per 50 µm di larghezza.
La specie preferisce attaccare in genere le branchie rispetto alla specie di acqua dolce .
Altri esponenti sono O.limneticum piu’ piccolo 13 µm di diametro e con profilo ellissoidale e vive in acqua dolce e O. pillulatum simile ma con dimensioni di larghezza sino a 140 µm. Era di opinione comune che il parassita in una vasca potesse scomparire dopo un periodo di tempo senza prede , invece la presenza di Cloroplasti nella sua cellula ha indicato la capacità di sopravvivere a lungo senza prede purché gli si fornisca la luce sufficiente a portare a termine il processo foto sintetico, espletato  da  questi organi cellulari di origine vegetale. In vasca come in natura questi parassiti attendono animali introdotti con lo stress di ambientamento o debilitati da scarsa nutrizione per innescare un epidemia in genere lo spesso strato di muco dei pesci sani e’ una barriera difensiva molto efficace .
Qualora si manifestasse l’epidemia ci sono diversi trattamenti in commercio che si possono effettuare , alcuni sono molto estremi prevedono l’isolamento del malato in una vasca a parte se si ospitano invertebrati e l’uso di prodotti molto tossici per gli invertebrati in generale, come il nostro parassita alcuni sono semplici coloranti come il blu di metilene, verde malachite altri sono solfati tossici come il solfato di rame e il permanganato di potassio generalmente più efficaci dei coloranti altri meno commerciali sono a base di euclorina e acri flavina. Efficace anche il trattamento termico , che si porta avanti aumentando la temperatura lentamente di 1° grado all’ora sino a raggiungere una temperatura di 33-34 ° C per 24-36 ore di obbligo un acqua pulita e ricca di ossigeno , se i pesci si sentono a disagio si può aumentare la temperatura di 2-3 gradi per 3 giorni allo
Scopo di aumentare le difese immunitarie dei pesci e di inspessire il muco con maggiore secrezione di mucoproteine . Attenzione agire con aumenti troppo marcati può creare ai pesci stress e malessere generando una condizione favorevole ai parassiti.
Se si dovesse agire in fretta si consiglia il solfato di rame più facilmente reperibile e principio attivo di molti prodotti commerciali CuSO4+ 5H2O  , 1 grammo di solfato di rame va sciolto con 0,25g di acido citrico in 1l di acqua distillata. Dose 12,5 ml su 10 l di acqua dell’acquario ( al netto) per 10 giorni dosandone di nuovo la meta’ il 3°, 5° e 7° giorno. Tramite test diagnostici per il rame  si deve misurare durante il trattamento una concentrazione di 0,12-0,18 mg/l. Attenzione !!! Gli invertebrati non tollerano il trattamento agire isolando gli animali da trattare in una vaschetta dedicata anche di 20 l Ben filtrata e areata.


Bibbliografia:
Valerio Zuppo “ Le Malattie dei pesci d’acquario “ editoriale Olimpia
Dieter Untergasser “ Malattie dei pesci d’acquario “ Primaris
Richard C.Brusca e Gary J. Brusca “ Invertebrati” Zanichelli

Figure prese da internet Fig. 1 Ameba, flagellati, foraminiferi
Figura ciclo parassita da portale uno kit
Figure disegni schematici               
Ringrazio ReefItalia e i suoi utenti.





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